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L'ANALISI: un Lecce che non può cullarsi. Pesanti incognite nel 1° tempo. LA SVOLTA SI CHIAMA PACILLI

Venerdì 30 Dicembre 2016 | La Redazione | Editoriali

LECCE - C'è stato un prima e un dopo, nella gara del Lecce ad Agrigento.

Il prima è la parte della partita senza Pacilli in campo: un Lecce da zero assoluto, nulla cosmico, con ritmi da dopolavoro ferroviario.

Il dopo è la parte della partita dall'ingresso di Pacilli in poi, che ha messo brio e vivacità all'azione giallorossa. Determinante nell'azione del vantaggio, autore del 2-0, Pacilli ha evitato con il suo ingresso un'altra giornata di sofferenze.

Una buona lettura, quella di Padalino, che complessivamente anche con l'altro cambio (Vitofrancesco a destra con Ciancio dirottato a sinistra e Contessa fuori) ha riequilibrato una squadra nel 1° tempo di molti muscoli, forse, e poche idee e pure confuse.

Si può certamente "rimproverare" al tecnico un utilizzo solo in corsa dell'uomo apparso più in forma anche con il Monopoli, ma Padalino in Sala Stampa ha parlato di "scelta consapevole, già messa in preventivo". Insomma, il tecnico foggiano punta molto sulle cosiddette "rotazioni", per usare un termine mutuato dal basket: "rotazioni" che fanno sì che tutti gli elementi della rosa non vengano "spremuti" ma utilizzati al momento giusto.

Un atteggiamento che può fare la differenza, una profondità di scelte e di rosa che può rivelarsi arma in più, visto che Auteri in Sala Stampa a Pagani si è lamentato dell'eccessivo dispendio energetico dei suoi, di qualche assenza e del calendario troppo ravvicinato, tutti elementi che avrebbero "stoppato" il Matera in Campania.

Dall'altra parte è vera anche la considerazione/preoccupazione opposta: si può regalare un tempo a qualcuno di diverso dalla mediocre Akragas? No, certamente no. A una quindicina di squadre su 20 del campionato non puoi farlo. Giusto a 3-4 forse sì, e l'Akragas era una di queste. Bonus terminato, dunque...

Confidiamo che la valutazione del mister sia stata relativamente contestualizzata all'avversario di modesto valore: nel 2017 è finito lo spazio per gli esperimenti, ora tocca al Lecce.

Quello di Agrigento l'abbiamo bocciato (tranne che per il risultato), lo avete capito dai nostri titoli e dai commenti che non abbiamo affidato ai facili sensazionalismi o agli entusiasmi: non l'abbiamo fatto per fare i "puristi" o i sofisticati, ma semplicemente perchè non possiamo cullarci su una vittoria a tratti problematica (occasioni del 1° tempo, rigore, inferiorità numerica) al cospetto di un avversario con la rosa più giovane del calcio professionistico italiano, è una statistica certa questa che vi forniamo, con 4 indisponibili cardine, 2 diciassettenni in campo per mezzo 2° tempo e una palpabile inesperienza giovanile di tutti gli altri.

Ebbene, nonostante tutti questi elementi Drudi ha "lanciato" in porta Cochis nel 1° tempo, Cosenza ha "regalato" un rigore ingenuo, lo hanno mandato sulla Luna (grazie al cielo...), abbiamo giocato in inferiorità numerica con le ovvie preoccupazioni del caso (se avessero pareggiato dal dischetto) e tanti altri patemi inutili davanti ad una squadra di categoria ampiamente inferiore. Ci teniamo stretti i 3 punti, allora, perchè su tutto il resto c'è da lavorare più che dopo una sconfitta. C'è tanto da registrare, ancora.